giovedì 10 dicembre 2015

Racconti della domenica: Ricordi piccini (Ugo Arioti)


Ricordi piccini

 


Certe volte, la notte, salivo sul tetto e me ne stavo lassù. Le gru sonnecchianti e stridule sparse per la murata buia mandavano raggi, luci gialle e bianche.

A qualche chilometro dalla terrazza di quell’antica casa, il porto, con le sue grandi navi bianche e la loro fosforescenza, era un lampo magenta sotto il mare e il cielo neri come la pece.

Stringevo le ginocchia al petto magro, mentre una brezza leggera accarezzava le mie mani nude scheggiate dalle pietre e dai rami del bosco dietro la grande casa dei nonni.
Altre notti guardavo le scariche elettriche esplodere nella pianura urbana della conca d’oro, i fulmini sono come vene accecanti che si piantano tra le nubi e, volando come impazziti in un turbine di luce bianca accecante, vanno a morire sulla terra nuda e sulle pietre e sugli alberi e sulle case.

Certe volte mi rintanavo nel tetto morto tra brividi di gioia e di paura. Mangiavo grappoli di uva passa appesa alle assi della copertura. Mangiavo pomodori e fichi secchi. E la paura era un gioco.

Certe volte, correndo come un capriolo, tra rocce e sentieri impervi di montagna, catturavo farfalle e coleotteri, senza un motivo preciso. Libero e incosciente come una forza della natura. Era un tempo bambino che cresceva insieme a me e impazziva e si sfrenava nelle fantasie di un piccolo corpo di cervo volante.

Certe volte vedevo un angelo, uno grazioso e forte, che mi seguiva sorridente e mi accarezzava lieve come un soffio di vento.

Certe volte …

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