lunedì 25 luglio 2016

Caso Regeni, fiaccolata a Roma. Amnesty International: "L'Italia è un paese solo sullo scenario internazionale"

Caso Regeni, fiaccolata a Roma. Amnesty International: "L'Italia è un paese solo sullo scenario internazionale"


 ROMA - Sono passati sei mesi dalla scomparsa e dalla morte di Giulio Regeni, il ricercatore assassinato in Egitto e il cui corpo martoriato venne rinvenuto al Cairo lo scorso 3 febbraio. Questa sera a Roma una fiaccolata (alle 19 in piazza della Rotonda, al Pantheon) organizzata da Amnesty International. Riccardo Noury è il portavoce dell'associazione.

Perché ancora non si riesce a far luce sulla vicenda?
La Procura italiana sta facendo tutto il possibile. Il problema sono le autorità egiziane, che rendono tutto più difficile perché vogliono scagionare il governo del Cairo da ogni responsabilità. La procura di Roma si è vista anche negare piena collaborazione dall'Università di Cambridge, per conto della quale Giulio stava svolgendo ricerche sull’economia egiziana. La commissione istituita al Cairo che lavora al caso Regeni ha respinto le richieste della procura, dicendo che sono in contrasto con la Costituzione egiziana. Sono motivazioni assurde.

Come giudica l'ipotesi che la morte di Regeni sia uno strumento per sabotare i rapporti diplomatici tra Italia ed Egitto?
Io mi baso su fatti concreti e non su voci. I segni sul corpo di Giulio sono comuni a molti altri egiziani che hanno subito torture. Il giorno in cui è scomparso Regeni era un giorno particolare, la capitale egiziana era piena di agenti di sicurezza perché ricorreva l’anniversario delle rivolta del 2011 contro il governo Mubarak. A questo va aggiunto che in Egitto c’è un forte sospetto verso tutti gli stranieri.

Le istituzioni internazionali hanno richiamato l’Egitto sul rispetto dei diritti umani?
L’Italia è un paese solo sullo scenario internazionale. Dire che Giulio era un cittadino europeo è stata solo retorica. In realtà, soltanto il governo italiano si è interessato alla cosa, e lo stesso si può dire per un cittadino francese che è morto in Egitto nel 2013 di cui si sta occupando con scarsi risultati solo Parigi. In più sono mille giorni che un cittadino irlandese è nelle prigioni del Cairo e Dublino non riesce a tirarlo fuori. A livello internazionale non c’è nessuno che ci sta aiutando a far luce sulla vicenda e nessuno che richiami l’Egitto a rispettare i diritti umani. È proprio questo il problema più grande.

 VERONICA DI NORCIA

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