mercoledì 1 marzo 2017

Editoriale di marzo 2017

E' disarmante lo spettacolo della "politichetta" italiana. I problemi personali, i diritti di chi soffre o di chi chiede un aiuto costante, proprio per la sua disabilità (penso, per esempio, ai malati di SLA), sono argomento di chiacchera in un Parlamento che si compone e scompone nel tentativo di sopravvivere a se stesso. Tutto tace, quando ci sono da risanare situazioni drammatiche come la Sanità italiana che sta affondando in un mare di inezie e di corruzione, gestita come un videogame da una ministra che non avrebbe adottato nemmeno il suo condominio per fare l'amministratore. E ancora, dopo la sberla del 4 di dicembre non si va al voto e non si da agli italiani il sacrosanto diritto di scegliersi una guida. Nelle oscure camere si leccano le ferite e cercano di riproporre un altra riforma della costituzione a favore delle multinazionali. L'inflazione sale e sono tutti contenti!, ma tutti chi? Intanto, l'inflazione non sale per un aumento della domanda, no stiamo diventando sempre più poveri, sale per "cause esterne"; in poche parole le multinazionali del petroldollaro hanno alzato il prezzo. Chi paga alla fine siamo sempre noi. Dobbiamo subire le gabelle di un Mercato Globalizzato e fatto a modello dei grossi concentramenti speculativi capitalisti e non possiamo nemmeno permetterci di guardare avanti, verso nuove fonti di energia pulita che consentono di utilizzare veicoli non inquinanti e di evitare tanti terremoti che avvengono anche con l'aiuto dei gas che sostituiscono il greggio che tirano fuori dalla terra, devastando senza ripristinare immensi territori, parchi naturali e mari. Cosa faranno ancora i burattini dell'impero americano a Roma, quelli che danno la grazia a una spia americana (intoccabile), fingendo formule astratte per dire che la grazia è provvisoria ma che....siamo vassalli di un America giunta al capolinea della quarta guerra mondiale, che si arma per far paura, e che chiude ogni spazio di libertà ancora acceso! Non è un bel Mondo quello che lasceremo ai nostri figli, no.
Ugo Arioti

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