giovedì 26 gennaio 2017

POESIA E GIUSTIZIA


Ieri, leggendo Ezra Paund, cose su POESIA e GIUSTIZIA, mi veniva in mente che è l'organizzazione sociale che determina, infine, cosa è Giustizia e cosa è Democrazia e Libertà. Quando, come accade oggi, si entra in un periodo di declino, inevitabilmente i limiti e i principi fondanti di queste categorie affondano fino ad essere solo semplici riferimenti "storicizzati". Noi siamo la Giustizia e, se abbiamo il Potere, la deformiamo fino a farla assomigliare il più possibile ai nostri Pensieri, Voleri. Mi direte che siamo in democrazia e, perciò, uno solo non può modificare tutto. Vi rispondo: guardatevi intorno e dentro, dov'è la DEMOCRAZIA che ha la sua forza maggiore nel Popolo, oggi una CASTA oligarchica ci governa e modifica pure il voto popolare. Oggi i processi scattano ad orologeria e i Magistrati sono diventati legislatori. Ditemi se questa non è DECADENZA?

Allora, tornando a Ezra, vi ripropongo il mio post su facebook di ieri!
Ugo Arioti

Ezra Paund, come tutti i grandi che hanno la possibilità di vedere oltre l'orizzonte, definisce, nel suo primo canto pisano cosa significa e cosa è nel suo baricentro di forze: POESIA E GIUSTIZIA. Spesso non ci facciamo caso, ma la poesia è il racconto di un male subito al quale si da una rsposta in versi e in elegia e canti, dando forza alla Giustizia del Popolo (non alla giustizia popolare, che volutamente scrivo minuscola!)
Eccome arrendersi alla città dei Templi, delle religioni e dei maghi?
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"I surrender neither the empire nor the temples/ plural/ nor the Constitution nor yet the city of Dioce/ (...) To build the city of Dioce whose terraces are the colours of stars" 

Sono questi due versi tratti dal canto LXXIV (primo dei carmi pisani) di Ezra Pound. In essi si condensa il senso politico del carme. Ma determinare il senso politico del carme, significa in pari tempo determinare il significato dell'atto poetico. Poichè la scaturigine del canto è intemporale, stabilire una connessione essenziale tra poesia e politica significa sollevare quest'ultima, dall'orizzonte contingente di ciò che è meramente temporale, alla dimensione metafisica della giustizia.
Ora, proprio in virtù di tale sua dimensione, la giustizia è necessariamante esposta alla contingenza catastrofica della storia. Essa cioè non può sottrarsi al rischio di darsi configurazione nell'unica sfera che abbia a disposizione per mostrarsi operativa ed efficace, la sfera incerta e per principio turbolenta dell'agire politico. Così, la giustizia diventa esigenza: esige che la politica si appelli ad essa come istanza non contingente, e perciò stesso metastorica.
Ma proprio in tal modo, essa mette il suo contenuto di verità a repentaglio.
Giusto, direte, ma non è così. Perchè, dal momento in cui quest'ultima s'impadronisce dello spirito di un'epoca, e pretende di riconoscere in un determinato regime politico la configurazione adeguata dell'idea, la politica è condotta al suo tracollo necessario.
Ma ciò che tracolla non è la giustizia, bensì la pretesa del regimi di incarnarla una volta per tutte sul piano della storia.
Vedete come è attuale Ezra? Stamo parlando di quello che succede intorno a noi!
Ma, attenzione, anche la Giustizia appartiene alla categoria umana e, anche questa pretesa è intimamente connessa alla logica dell'idea. Poichè la giustizia non sarebbe tale, se non pretendesse di orientare e ancor più di permeare l'ambito dell'agire umano....

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