domenica 5 gennaio 2014

APPUNTI DI SOCIOBIOLOGIA: LA SCIENZA OLTRE L’ETICA?

APPUNTI DI SOCIOBIOLOGIA: LA SCIENZA OLTRE L’ETICA?


E' una domanda che ci poniamo continuamente seguendo evoluzioni che, talvolta, sembrano poter sconfinare nella sfera della liberta individuale sconvolgendo le nostre convinzioni etiche e configurandosi in controllo delle coscienze. Partiamo con questi appunti del ricercatore Valerio Russo che riteniamo interessanti per dare uno stimolo alla comprensione di determinati meccanismi che la Scienza, aprendo sempre nuovi fronti e orizzonti, pone all'Uomo e al suo assioma sistemico.
Buona lettura, redazione Secem

Valerio Russo, filosofo e ricercatore dell'Università di Tor Vergata(Roma) nato a Roma nel 1985, è uno di quei giovani che danno lustro all'Italia con il loro lavoro e impegno. Attualmente si interessa alla riflessione etica conseguente al progresso della tecnica, con particolare attenzione ai recenti sviluppi di biotecnologia.
Ugo Arioti

 Gli eterni assiomi morali ed il ‘debunk’ operato dalla Sociobiologia. Il doppio standard morale

 L’interpretazione sociobiologista fornita da Wilson non provvede di una giustificazione morale i diritti universali dell’uomo, ma si limita a collocarli sul terreno dei fatti biologici. Resta da capire, prosegue Singer, cosa la sociobiologia possa dire sull’Etica in un collegamento con la storia evolutiva. Occorre capire se, ed in che modo, le prospettive aperte dalla sociobiologia contribuiscano a creare un determinismo comportamentale.
Il filosofo torna quindi sul legame di parentela che orienterebbe gli individui ad una maggiore sensibilità verso i familiari, non curandosi, al contrario, degli estranei. Secondo Singer è qui che si può scorgere l’apertura situata tra la sociobiologia e l’Etica, apertura all’interno della quale si colloca l’agire umano.
La dimostrazione che un comportamento possieda una radice biologica non rappresenta la giustificazione di una naturalità da accettare, bensì libererebbe tale attitudine dagli eterni assiomi morali.  Se un comportamento largamente accettato viene spiegato biologicamente, allora non può dirsi fondato su una verità morale evidente di per sé, ne consegue che tale principio può essere ripensato.
Questo dimostra l’importanza che la sociobiologia può avere sull’Etica, e smentisce le critiche che vedrebbero tale disciplina come un tentativo di giustificazione delle ineguaglianze (di sesso, di razza, ecc…) date dallo sviluppo della società capitalista.
A tal proposito Singer si propone di esaminare il doppio standard morale con cui vengono giudicati i rapporti sessuali occasionali degli uomini e delle donne.
Secondo la sociobiologia occorrerebbe analizzare in primis la diversa strategia adottata da maschi e femmine per massimizzare il numero dei discendenti: le prime incentrate più sulla cura della prole, la quale risulta maggiormente assicurata da una relazione stabile; i secondi con l’obiettivo di fecondare il maggior numero possibile di femmine. Questi fattori spiegherebbero la maggiore predisposizione degli uomini per i rapporti sessuali occasionali, e proprio questa “valutazione dei differenti modi con cui i due sessi possono trasmettere i loro geni, rimuoverebbe la necessità di ogni spiegazione in termini di attitudini sociali”.
Il doppio standard, dunque, non rappresenta una verità morale a sé evidente ma l’esito di un cieco processo evolutivo. Appare chiaro l’effetto di ridimensionamento portato dalla sociobiologia: la possibilità di prendere decisioni una volta conosciuti i risultati del percorso evolutivo.

Conoscere l’evoluzione è poterla superare. I Contraccettivi ed il “trick to evolution”

A dimostrazione che dalla conoscenza dell’evoluzione non derivi necessariamente  giustificazionismo o determinismo, Singer pone l’esempio dei moderni contraccettivi.
Dal punto di vista della storia dell’evoluzione, il piacere derivante dal sesso è sempre stato un mezzo per la riproduzione e non un fine in sé. Eppure l’uomo si è evoluto come creatura in grado di prevedere i risultati futuri dell’agire, mettendosi nella possibilità di influire su ciò che conosce. Il contraccettivo rappresenta l’intervento dell’uomo sulle basi biologiche, la possibilità fondata di godere di ciò che evoluzionisticamente era da considerarsi esclusivamente come un mero mezzo.
Questo dimostra quanto una maggiore conoscenza dell’evoluzione, lungi dal creare vincoli imprescindibili, collochi l’uomo nella possibilità di superarla.
Una volta assunto questo punto di vista, il passo successivo è chiedersi come una simile conoscenza possa inserirsi nel tessuto sociale, dove s’incontrano i desideri degli individui. Qual è il contributo della sociobiologia riguardo l’esistenza delle ingiustizie?
L’argomento qui assume forme diverse poiché, come sottolinea Singer: “non è sempre facile  eludere le conseguenze derivanti dalla soddisfazione dei desideri, questo perché i desideri possono essere maggiormente connessi alla loro funzione evolutiva”.
Se, ad esempio, si considerasse l’aggressività come un’attitudine strettamente connessa ai fattori genetici: si potrebbe soddisfare una tale propensione senza divenire carnefici, se non addirittura, vittime?
Appare ovvio che la spiegazione sociobiologica dell’aggressione non intende configurarsi come una giustificazione di quest’ultima. La sociobiologia pone le basi per rintracciare le radici biologiche dell’aggressività, ma nulla dice su come l’uomo debba comportarsi verso un simile impulso.

La sociobiologia e l’Etica Pratica: Eguaglianza sociale e discriminazione

 L’analisi singeriana giunge infine al problema dell’ineguaglianza sociale. La posizione dei sociobiologi non può essere definita un’accettazione di uno status quo, bensì un’opposizione a quel pensiero che vede l’uguaglianza degli uomini come uno stato naturale, e le diseguaglianze come il frutto della corruzione operata dalla società.
La sociobiologia smentisce l’idea di un’uguaglianza originaria, poiché l’uomo è un mammifero e la gerarchia è tipica di questa classe. Sbagliano tutte quelle correnti di pensiero che teorizzano la distruzione della vecchia società al fine di fondarne una nuova, basata sull’eguaglianza delle classi. Un reset della società non servirebbe alla causa dell’uguaglianza: le vecchie diseguaglianze riapparirebbero naturalmente, poiché l’uguaglianza non è la condizione naturale della società umana.
Ancora una volta, questa posizione dei sociobiologisti, “non significa che le disuguaglianze esistenti siano inevitabili e debbano essere accettate, bensì suggerisce che ogni mossa verso una maggiore uguaglianza ha il suo prezzo”.
La stessa argomentazione può essere fornita riguardo alle discriminazioni di genere all’interno delle moderne società: distruggere la società tradizionalmente incentrata sul potere maschile fornendo uguali opportunità tanto agli uomini, quanto alle donne, non assicurerebbe una divisione equa del potere e della salute. Questo perché la natura biologica dell’uomo, con la sua ricerca di potere e la maggiore aggressività rispetto alle donne, resterebbe invariata.
In definitiva sono poche le posizioni dell’Etica e della filosofia politica intaccate dalla sociobiologia (una di queste è quella corrente di pensiero egualitaria che si esprime a favore della distruzione della società attuale, con il fine di ripristinare uno stato originario di equità).
La radice biologica non costituisce l’unico valore di riferimento per un’interpretazione dei comportamenti umani, ed una tale conoscenza non può sostituire l’Etica, ponendo una parola definitiva su questioni moralmente rilevanti. In tal modo, lo scritto di Singer appare ben determinato a difendere il ruolo filosofico e civile dell’Etica dalle ingerenze e dalle eccessive pretese della sociobiologia.
Al tempo stesso, partendo dal percorso evolutivo, le scienze sociobiologiche possono fornire un valido supporto per un’analisi della società contemporanea e dell’uomo che la abita. A partire dalle determinazioni biologiche, l’umanità può comprendere le proprie attitudini e prendere in mano l’evoluzione. Definire come, ed in quali modalità, è un compito che concerne l’Etica.
Sarebbe errato, conclude il filosofo australiano, se in difesa di un’idea di egualitarismo, l’Etica separasse l’uomo dalla sua costituzione genetica.

Valerio Russo

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